Archivio mensile:ottobre 2006

CSI: Criminal Scene Investigation

Vogliamo parlarne? Il vero criminale a CSI Miami è lo sceneggiatore o quanto meno truccatori e costumisti.
La patologa va a raccattare i cadaveri sempre vestita di bianco, giacche aderentissime -bianche-, tacchi vertiginosi e occhiali da sole. Sempre, ma ancora di più quando è al chiuso. Questo per sorvolare sul fatto che parla coi cadaveri e li accarezza.
Il criminologo capo è sempre in posizione da superman che guarda Gotham City: mani sui fianchi, bacino in avanti, sguardo verso i destini della patria. Si discosta da questa postura solo per mettersi e togliersi gli occhiali da sole. Una leggera brezza gli fa sempre appiccicare soavemente i vestiti addosso.
Il criminologo citrullo (che un giorno ha un chiodo nell’occhio e il giorno dopo rileva impronte ad occhio nudo perchè “sì prendo l’antibiotico ma sto meglio”) va pure lui a raccogliere sangue e altri reperti biologici in camicia e giacca bianca mentre la collega scuote le biondi chiome lasciando capelli e follicoli in ogniddove.
Il criminologo ispanico ha relazioni con chiunque respiri (si spera), compresa la biologa che esamina i campioni raccolti in camicia di raso che più che porpora sembra rosa schocking ed è talmente riflettente che ci si chiede come abbia fatto a non accecarsi con il riflesso nei vetrini del microscopio.
Intempestiva ieri per farmi notare che ero coricata in posizione assolutamente innaturale m’ha apostrofata con un “perchè te ne stai messa come il cadavere di CSI?”.

Pensieri sconclusionati e bookcrossing

In questi giorni sto leggendo il libro “Disordered minds” di Minette Walters. Credo sia classificabile nella categoria “thriller psicologico” e potrebbe piacere agli appassionati di CSI. A me per il momento ha fatto tornare la voglia, che ho avuto ad intervalli regolari fin dall’infanzia (!), di studiare psicologia forense.
Tratta di un caso di giustizia ingiusta, di un ragazzo che viene condannato per un omicidio perchè facile da incolpare -visti i suoi disturbi mentali e l’ignoranza e la povertà della famiglia- ed infine di un antropologo che a distanza di anni riesamina il caso scoprendo la verità attraverso prove precedentemente nascoste, nuovi metodi scientifici e l’aiuto di persone che hanno sempre creduto nell’innocenza del giovane.
La frase in quarta di copertina “When people are frightened, there’s always a presumption of guilt if your face doesn’t fit” è agghiacciante quanto vera, oggi più che mai (cliccate su mai e firmate l’appello già che ci siete).
Ora, io non so se questo romanzo ha un trama che regge fino in fondo. La scrittrice ha fatto uso di alcuni dei più sfruttati espedienti per tenere il lettore col fiato sospeso. Di sicuro il linguaggio, spesso crudo e ridotto a slang da bassifondi, non ne fanno un capolavoro delle più alta letteratura inglese- e questo lo dico a mio detrimento perché potrei sfruttarlo invece per sostenere che quegli errori che mi ostino a compiere parlando inglese sono in realtà un esempio della mia ottima conoscenza della lingua- tuttavia lo sto leggendo con piacere e ne approfitto perché è in lingua originale.

Il punto fondamentale che volevo sottolineare, comunque, dopo tutto questo sproloquio, è che il libro io non l’ho comprato, ma l’ho trovato, in Belgio, in una residenza per studenti.
Altri indizi? Era un libro del bookcrossing. Ovvero un libro lasciato -non abbandonato- in un posto perchè un altro lettore se ne appropri temporaneamente, lo legga e lo riliberi lasciando poi un commento sul sito per narrare il viaggio del libro stesso e le impressioni che ne ha tratto.
Forse l’idea non affascinerà quelli che non leggono libri se non sono loro e forse non reggerà a lungo se, come temo, saranno di più i libri sottratti dal circuito che quelli immessi, ma invece, forse, esploderà in tutta la sua genialità!

Disordered Minds di Minette Walters

Technorati: , , , ,