Archivio mensile:Nov 2006

Exkì: naturale, fresco e pronto

Conoscete già Exkì?

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Exkì è una catena di ristorazione. In Italia la trovate a Torino: in via XX settembre, in via Pietro Micca e al centro commerciale 8 Gallery.
I prodotti usati sono- per quanto umanamente possibile- biologici. Alcuni dei prodotti, inoltre, vengono acquistati dal commercio equo (quello serio), ad esempio a Torino, tra le bibite, c’erano il guaranito ed il tererito, ma anche il cioccolato delle splendide torte ed altre materie prime hanno questa provenienza.
Un altro motivo per scegliere Exkì è che i prodotti sono freschi. Come dicono loro “gustate la differenza tra una carota appena uscita dalla terra ed una appena uscita da un congelatore”!
Ma sono freschi anche nel senso che non troverete mai nulla del giorno prima, perché alla sera i prodotti rimasti invenduti vengono donati ad enti di beneficenza.
Exkì assicura controlli anche sulla scelta del personale con un’attenzione particolare ai disabili e agli stranieri.
In ultimo l’ambiente e la musica diffusa, per lo meno nei locali che ho provato, è molto piacevole e permette di distendersi per qualche minuto evitando di doversi sorbire le solite radio deejay, radio 105 e relative pubblicità e/o un arredamento stiloso ed invivibile. Se avete bimbi piccoli potete fare affidamento sui loro seggioloni. Se avete voglia di leggere sappiate che è un luogo tipico di bookcrossing.

Da Exkì potete andare per colazione, pranzo, merenda, aperitivo e cena: troverete sempre un’ampia scelta di prodotti per ogni momento della giornata. Ogni portata può essere consumata sul posto oppure, viste le pratiche confezioni take away, potete portarvele via… e se riutilizzate lo stesso sacchetto più volte vi fanno pure lo sconto!

Meglio di così!

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Un giorno in pretura

Senta Signor Giudice, mi ascolti. Lei pure, come me, in questo posto ci passa le giornate… favorisca un po’ di caponata, guardi che è buona, fatta in casa. Io sono preparata oramai. Ho il borsone con tutto il necessario per venire qua: fascicoli, marche da bollo, acqua, cibo, spazzolino e dentifricio -ché l’igiene orale è tutto- un piccolo cuscino, il set da cucito e… eh? Ah sì, scusi, torno al punto, ma Lei si serva, non faccia complimenti… come? Preferirebbe che le cucissi quel bottone che sta saltando via? E come no?!? E’ un piacere!
Bene, come dicevo è la solita storia, niente di che, oggi dovevo presenziare a quest’udienza, alle ore 9.00, dal Dottor M. che avrebbe poi dovuto mandarmi dal Dottor H. e io so bene che cosa di 5 minuti, qua dentro – con tutto il rispetto -, butta di sicuro male e diventa questione di un’oretta.
Ma Lei deve sapere che alle 9.00 i suoi esimi colleghi c’erano. Eccome. Erano lì puntuali come pendole. E Lei non ci crederà ma c’era pure l’Avvocato di parte, per non parlare delle parti. Mancava solo l’Avvocato di controparte. Perchè qualcuno doveva pur mancare, sennò faceva brutto.
Ed è stato allora, fatto il punto della situazione, nel momento preciso in cui i Dottori si sono guardati e qualcosa è passato nel loro sguardo che io ho capito che tutto sarebbe andato a rotoli.
Con garbo i suoi due illustri colleghi hanno preso congedo “5 minuti, tranquilli, prendiamo un caffè e torniamo!”. E sono tornati, magari non dopo 5 minuti, ma l’hanno fatto. Proprio brava gente. Ma l’Avvocato di controparte ancora non c’era e il giudice M. aspettava paziente. Ma poi dopo mezz’ora cominciava anche a spazientirsi. E poi eccolo: se ne andava! Non per sempre, Signor Giudice, per carità, ma aveva un’altra causa da seguire. E così M. partiva e come nel peggiore degli incubi ho sentito il rumore ritmico dei tacchi delle sue scarpe, gradino per gradino e quando infine è giunto il rumore della porta dell’aula che si chiudeva chi non ti compare! Eggià, l’Avvocato di controparte che innervosita è sbottata con un “Ma M. ancora non c’è?”.
Agonia, questa è la parola che cerco per desciverLe il mio stato d’animo, perchè M. aveva una bella gatta da pelare, se mi consente l’espressione – non vogliamo mica essere irrispettosi!-. Ma ci sono volute quasi tre ore perchè tornasse da noi per fare firmare alle parti un foglio prestampato e mandarci dal dottor H. e, Lei mi capisce, siamo in tribunale, le parti non vanno tanto d’accordo, soprattutto se devono stare tre ore ad attendere, poi si inalberano un poco.
Comunque a quel punto il Dottor H. non aveva più tempo per noi e men che meno ne aveva la cancelliera. Povera donna, le abbiamo fatto consumare un paio di suole a furia di venire a controllare dal suo ufficio se eravamo pronti. Ha ragione anche lei, chiunque si sarebbe innervosito, sa quanto costa fare risuolare un paio di scarpe al giorno d’oggi?
Eppoi… ma dica, neanche un po’ di vinello gradisce? E’ buono, è leggero, che qui non ci sono nimmanco le sedie e se ci si appoggia al muro se ne esce intonacati. Alla bisogna sarebbe anche un buon servizio, ma Lei sa, non è il nostro caso, ché innanzi alla legge bisogna presentarsi in ordine. Inoltre qui la gente non è fatta mica di mattoni, piuttosto di legno, e per quello l’intonaco fa poco.
E dunque per tornare a noi, aspettavamo di essere ammessi dal Dottor H. quando cosa ti succede? L’Avvocato di controparte si è messo a parlare al telefono e se n’è andato. Chissà dove poi. E il tempo passava e a me veniva il mal di testa, il mal di schiena – per i motivi di cui sopra – e il mal d’alluce – destro -. Sono cose, Dottore, che capitano in particolare se si è stressati. Come il famosissimo fischio al naso di cui, sicuramente, ha sentito parlare.
Ma io mi tenevo tutto dentro finchè poi il giudice H . si è liberato e noi siamo entrati e la cancelliera è tornata, mentre l’Avvocato di controparte è stato dato per disperso. Temevo decidessero di iniziare subito il procedimento di dichiarazione d’assenza, ma in realtà, benchè lì, ben piantato sulla sedia, il dottor H. era troppo distratto dalle eccezionali notizie sportive del suo quotidiano e non ci guardava neppure. Questo è il punto, Lei immagina, Signor Giudice, che imbarazzo, guardarsi le punte dei piedi perchè non sapevamo cosa dire per consolarlo delle notizie apprese…
Allora sono uscita in corridoio e ho cominciato a fare marameo a tutti, tanto era evidente che era TUTTO uno scherzo. Dicevo “Marameo Avvocato” e “Marameo-marameo Signora Guardia!” – per inciso, è una guardia simpatica ma millanta, è chiaro come il sole che è un signore e non una signora!.
E loro mi hanno portata qui. E io ho fatto quattro chiacchiere con Lei -che è un ottimo ascoltatore- ho riposato i piedi, mangiato e bevuto.
Ora, con permesso, sono pronta: mi rimetto il naso rosso e torno di là a fare il mio lavoro. Ma no, davvero, stia tranquillo. Mi è anche passato il male all’alluce e la prossima udienza è prevista tra pochi minuti.
Arrivederci Signor Giudice.
Prosit!