Archivio mensile:Ott 2007

La folle idea del Dottor Almeida

Nei mesi che ho trascorso in Portogallo ho spesso desiderato partire e tornarmene a casa facendo ammattire il sorellame ed il fratellame.
Ora, passato un po’ di tempo, tendono a riemergere i ricordi migliori e sarei felice di poter tornare per qualche giorno a rivisitare quei luoghi e i tanti amici che mi hanno aiutato durante la mia permanenza.
Al contrario non mi trasferirei lì per viverci. Uno dei motivi è il sistema sanitario molto simile sotto diversi aspetti a quello americano. Fatta eccezione per una rosa molto ristretta di servizi di base, infatti, la sanità è basata su un sistema di casse malattia ed assicurazioni mediche. La questione può assumere connotazioni molto gravi soprattutto nelle città più grandi e turistiche dove gli aumenti dei costi della vita non sono stati affiancati – nè tanto meno scaturiti – da un aumento dei salari.
In questo quadro si incardina una notizia, riportata ieri dal Diário de Notícias – uno dei maggiori quotidiani portoghesi. Il fattaccio è così riassumibile: un farmacista, il Dottor Carlos Almeida di Porto, ha deciso, di sua iniziativa, di vendere a prezzo di fabbrica il vaccino contro il cancro all’utero. Si noti che il farmacista ha sottratto dal costo di mercato la sola somma corrispondente al suo lucro.
Fin qui, per tanto, nessuno ha parlato della farmacia di Porto che pure ha visto incrementare le vendite assicurando una più estesa opportunità di prevenzione di molte donne.
I problemi invece sono cominciati quando il farmacista ha capito che il costo totale della vaccinazione – tre dosi per 390 euro in totale – rimaneva comunque troppo alto per troppe famiglie (il salario medio è di circa 600 euro). Il Dottor Almeida, allora, ha fatto un accordo con una società di credito al consumo per permettere una dilazione del pagamento dai 6 ai 12 mesi.
Ora il dottore è finito nei guai perchè la legge portoghese vieta la formula del credito al consumo per l’acquisto dei farmaci.
Il fatto che in pochissimo tempo le vaccinazioni si siano quadruplicate non conta. Il farmacista rischia di perdere tutto: il negozio, il titolo e chissà cos’altro.
Trovo altamente allarmante che si ricorra a questi sistemi di finanziamento per comprare cibo e medicine e ancora di più che si metta in croce chi cerca di sopravvivere o di aiutare gli altri a farlo mentro la pubblicità incentiva l’indebitamento per l’acquisto di beni cosiddetti di lusso da parte di persone che magari non hanno poi neanche lo spazio dove metterli, questi lussuosi beni.
La notizia di ieri è che il sistema è malato, che la legge è sbagliata e che c’è un povero farmacista che nel suo piccolo ha cercato di smuovere qualcosa.
Buona fortuna, Dottor Almeida!

Amare e soffrire, amaro è soffrire!

Mi rendo conto ogni giorno di più che sto diventando cinica e disillusa.
Credo non sia colpa mia e apprezzerei che almeno non mi si prendesse in giro.
Invece, purtroppo, mi tocca leggere questo passaggio dall’Adunanza del 7/2/2005 del Consiglio di Stato (parere 11995/04) in relazione al Codice dell’amministrazione digitale:
“Uno strumento, quello del codice, che [..] può contribuire non soltanto alla erogazione di servizi più efficienti e veloci, ma anche a consentire forme innovative di partecipazione alla vita amministrativa e politica. Che può avvicinare i destinatari dell’innovazione (i cittadini, le imprese, la società civile) ai suoi protagonisti (gli amministratori, i funzionari e gli impiegati pubblici), nella nuova “amministrazione digitale”, attraverso un intervento più tradizionale e di chiara leggibilità come è un codice, ossia una raccolta organica di disposizioni legislative” .
Ecco.