Archivio mensile:gennaio 2008

The Storytellers’ Bazaar

Edwards, forse rinsavito, si ritira dalla corsa alla presidenza degli Stati Uniti.

Una persona, che desidera restare anonima, mi fa notare che il titolo “Troppo Bill dietro Hillary” suona alquanto male, vista anche la nota e scarsa capacità di controllo dell’ex-presidente degli Stati Uniti.

In questo momento emette il suo primo vagito un bambino che potrebbe diventare un futuro presidente degli Stati Uniti .

Io nel dubbio e nell’attesa di conquistare il mondo apro un tumblr per raccontare storie più o meno probabili qui e financo negli Stati Uniti.

Un’Arca di animali – conclusione

23 ottobre
Le autorità francesi, in Sudan e in Ciad, cominciano ad avere dei sospetti concreti sull’attività dell’AdZ. In Sudan, Rama Yade viene informata del rischio di un’imminente fuoriuscita di bambini verso la Francia. Gli ambasciatori a Khartoum e N’djamena ne vengono informati, ma nessuno collega l’AdZ alla “Children Rescue”.

25 ottobre
Sette membri dell’associazione, tre giornalisti (di cui uno presente a titolo privato) e sette membri spagnoli di un equipaggio d’aereo organizzato per l’operazione sono fermati e condotti ad Abéché, mentre stanno per partire diretti in Francia. 103 bambini erano già a bordo, bendati per farli sembrare feriti, e fatti salire sul Boeing spagnolo (affittato per 165mila euro) attraverso delle barriere montate sulle scalette affinchè nessuno potesse vedere dall’esterno chi montava sull’aereo.
Il bambino più piccolo aveva un anno, il più grande ne aveva 10.

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Un’Arca di animali – prologo

28 aprile
In occasione della Giornata internazionale per il Darfour, l’Arche de Zoé annuncia in un comunicato di voler salvare “10.000 bambini del Dafour”. L’associazione propone a delle “familie di accoglienza” di “prendersi carico di un orfano di meno di cinque anni”. “Il diritto internazionale lo permette tanto quanto lo impone la morale”, dice il comunicato.

Vengono organizzate riunioni informative a Parigi e nei dintorni. Vengono coinvolte per lo più coppie giovani.

La giornalista di France3, Marie-Agnès Peleran, incuriosita dall’appello trovato navigando su internet, decide di partecipare dicendosi interessata ad accogliere un bambino e così riesce a filmare alcuni incontri. Eric Breteau si presenta formale, è molto carismatico e gioca sulle parole: “spiega che non si tratta di adozioni”, ma precisa anche, con aria di intesa, che l’associazione “ha contatti ai livelli più alti dello Stato”.
I filmati fatti dalla Peleran verranno trasmessi su France5, l’atmosfera degli incontri viene descritta “come simile a quella di una setta”, due sono gli elementi chiave: il carisma di Breteau e il convincimento che ci si trova in una situazione d’urgenza.

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Un’Arca di animali

In questi giorni si sta concludendo in Francia una storia agghiacciante e disgustosa che mi ha colpito profondamente prima di tutto perché ha colpito dei bambini, poi perché è stata perpetrata sotto la bandiera dell’azione umanitaria ed ancora perché nonostante la gravità e l’ampiezza dei fatti in Italia non se ne è quasi parlato.

Gli avvenimenti ruotano intorno ad una “ONG” (mi permetto di scriverlo tra virgolette, perché al di là della dominazione, nulla ha a che spartire con le vere organizzazioni non governative) dal nome Arche de Zoé.

Questa associazione viene fondata nel 2004 da Eric Breteau, pompiere volontario ad Argenteuil, allora 34enne, in occasione della tragedia dello Tsunami, per il soccorso dei bambini colpiti dalla catastrofe.

Nell’aprile 2007 l’associazione sposta la propria attività tra il Ciad e il Sudan attraverso la “Operazione Darfour”. Mediante la diffusione di un video straziante e al grido di “in Darfour muore un bambino ogni cinque minuti”, propone un’azione di salvataggio, da compiere nei tempi più rapidi per 10.000 orfani del conflitto e richiede l’impegno di almeno 1000 famiglie di accoglienza in Francia.

Il trucco stava nel promettere alle famiglie che sarebbe stato possibile chiedere lo stato di asilo per i bambini portati in Francia e una volta ottenuto lo status, si sarebbe potuto procedere nella domanda di adozione dei piccoli – tutti sotto i 5 anni-. L’operazione veniva ovviamente fatta gratuitamente, salvo presentare il costo di evacuazione di ogni bambino per 1400 euro, e inserire clausole in cui si pretendono diverse donazioni di minimo tot euro , alcune una tantum, alcune annuali alle famiglie di accoglienza (vedi punto 13 delle fac).

L’Arche de Zoé (avendo cominciato a raccogliere alcune adesioni in Francia a settembre) crea in Ciad una seconda associazione, denominata “children rescue”, col compito di allestire dei campi di cura per i bambini in attesa del trasferimento in Francia.

Nella primavera e nell’estate i sospetti in Francia, Ciad e Sudan cominciano a crescere.

Il 25 ottobre ’07, membri dell’associazione, alcuni cittadini spagnoli che formavano l’equipaggio di un aereo, alcuni giornalisti francesi e spagnoli vengono arrestati mentre stanno per trasferire 103 bambini in Francia.

Nel corso delle indagini si scoprirà che i bambini non erano orfani e non venivano dal Darfour.

Comincia in Ciad il processo che porterà, per i membri dell’associazione, ad una condanna a 8 anni di lavori forzati, che verranno commutati in pena alternativa (sono stati richiesti 8 anni di carcere) da scontare in Francia.

Recentemente alcune ONG – ONG CREDIBILI, intendo – sulla base di varie informazioni hanno dato l’allarme per altri 76 bambini che avrebbero “preso il volo” verso la Francia probabilmente nel mese di settembre, non è chiaro se la scomparsa sia addebitabile all’Arche de Zoé.

Nei prossimi giorni cercherò di spiegare quanto accaduto nella maniera più dettagliata possibile.

Dalla nostra Intempestiva inviata all’Havana*

Questo blog preferisce la Clinton.
E’ chiaro: è chiaro che non è per il roseo passato di lei o del marito.
Certo. Non è neanche per bruto femminismo.
Semmai è perché ha pianto.
Certo.
Istintivo. Piange: consoliamola.
Mica scherzo.
Sorry.
Sorry soprattutto perché se poi lei vince, a fine anno ci becchiamo i resoconti giornalistici sull’anno delle donne, con paralleli tra lei e Benazir Bhutto. E interventi della Brambilla.
Lo so. Ma piangeva.

*Contributo di Intempestiva, che con l’occasione fa notare che “all’havana ci sono più cactus che caucus”!