IL CANE CHE INVENTO’ IL MICROONDE – CAPITOLO I

Scodinzolava, l’idea gli piaceva sempre di più.

Era un cane di pochi abbai, ma di molte idee. Ah, gli avessero dato un biscotto per ogni idea geniale che aveva avuto! No, invece; era lì che grufolava in un truogolo di crocchette light: la bella ragazza che lo accudiva e gli tirava con brutale affettuosità le orecchie, ogni giorno, da numero anni otto, lo aveva pure messo a stecchetto. Quale ignominia per un cane di tale lignaggio.

Doveva trovare una soluzione per limitare grassi e condimenti senza perdere in gusto e morbidezza. E già che c’era avrebbe trovato il sistema per ridurre quello interminabile iato che passava dall’uscita delle cibarie dal freezer e lo spadellamento nella sua ciotola: il decongelamento e la cottura.

Ricordò la conversazione avuta qualche tempo prima con un maestro zen. Erano su una spiaggia di Ningpo nella posizione del saluto al sole quando un certo languorino lo aveva scosso (e simultaneamente provocato anche il crollo di due capanne sul lido). “Vorrei una frittura di pesce” aveva pensato. Il maestro rispose che se avevano fiducia in loro stessi avrebbero potuto procurarsi una barca e andare al largo a pescare poi tornare a riva, raggiungere i lontani ulivi e produrre dell’olio. La meditazione li avrebbe accompagnati e la frittura sarebbe stato il giusto coronamento ad un così prezioso lavoro di squadra. Lui non ci pensò su molto, la fame era tanta, addentò un polpaccio al compagno e lo informò che sarebbe sceso al ristorante sul lungo mare; semmai avrebbe meditato dopo. Il maestro lo rimproverò aspramente “Non puoi sempre avere tutto subito. Non sai che qualcuno è uscito in mare per prendere il pesce che mangerai? Non sai che qualcuno ha raccolto e spremuto le olive per ottenere l’olio che qualcuno scalderà per friggere il pesce che tu mangerai?”. A questo punto aveva già finito la prima porzione e il vecchio ancora non taceva; bella fregatura la telepatia certe volte. “Insomma terminò il saggio “non puoi trovare in ogni cosa l’energia del mare e la velocità delle sue onde”

Ora, nella casa vuota, seduto in posizione dylandoghiana sulla sedia presidenziale del suo padrone, mentre giocava a campo minato- livello esperti- col mouse di sua creazione per zampe dalmata, quest’ultima frase non gli sembrò più tanto stupida. Si pentì persino un po’ d’avere morso anche l’altro polpaccio del povero vecchio rimbambito.

Onde, energia… sarebbe stato bello lavorare ad un progetto con la sua vecchia amica Marie, con la quale aveva fatto scoperte eccezionali (Pierre era in realtà solo un prestanome). Che donna, nessun’altra sapeva portare quella sana luminescenza verde con altrettanta eleganza.

Si perse a ricordare un tango, una sera lontana, intorno al 1930, a Cracovia e non fece neppure caso che il bicchiere del brandy non era stato scaldato a sufficienza.

Ecco il cancello, qualcuno era tornato. Spense il computer, nascose mouse e bicchiere e sgambettò fino alla cuccia dove si accoccolò proprio mentre la bella ragazza entrava. Era in compagnia. Di una persona nota. Non ricordava il nome, era d’altro canto un fatto raro che li ricordasse, tendeva a rammentare meglio gli odori e i polpacci.

6 pensieri su “IL CANE CHE INVENTO’ IL MICROONDE – CAPITOLO I

  1. surreale Autore articolo

    @Tambu: comincio a pensare che tu abbia ragione! E’ molto zen infatti 😉
    @Jtheo: ma insomma!!!
    @Smoking: E sì, averlo in casa DOVREBBE essere un onore! Ma stai attenta, si offende facilmente!!!
    @Intempestiva: 😀

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