IL CANE CHE INVENTO’ IL MICROONDE – CAPITOLO II

Attese pazientemente che calasse la notte e poi con due bande nere sulle guance ed il suo fedele Shogun legato saldamente con una vezzosa giarrettiera alla coscia posteriore destra si calò in quella fitta, ma a lui tanto familiare rete di cunicoli sotterranei che unisce il mondo: la Fognatura.

Sbagliò strada una volta e si ritrovò a Capo di Buona Speranza dove incontrò il suo amico Elvis; fu sorpreso: dopo tanti anni Elvis passava ancora un’ora al giorno a provare quel buffo movimento di bacino che proprio lui gli aveva suggerito una calda sera d’estate a Las Vegas. Si riposò un attimo e poi ripartì.

Non sbagliò più e in men che non si dica trovò colui che cercava. Non era in ogni caso del tutto soddisfatto, quell’uomo era strano, non lo convinceva completamente ed un accidentale scontro facciale all’uscita del tombino gli aveva rivelato che aveva anche il naso asciutto.

Un naso asciutto, qualunque cane ve lo potrà confermare, non è mai un buon indizio.

Dopo essersi scambiati qualche convenevole attesero di essere serviti per passare agli affari.

Erano sul balcone di un’accogliente Gasthaus alle porte di Vienna e, quando la bionda e paffuta cameriera arrivò, ordinò un porzione di Sacher Torte con tripla dose di panna montata. La ragazza inorridì, ma lui non batté ciglio: un po’ perché difettava di ciglia e un po’ perché, infondo, non lo avevano chiamato pazzo la prima volta che aveva proposto di mettere del gelato in una brioche calda? Semmai lui avrebbe avuto ragione di lamentarsi quando arrivò il suo piatto e vide che sulla panna era stata spolverata una buona dose di cacao amaro: non si deve mai esagerare, chi ha classe sa quando è il momento di fermarsi.