Un’Arca di animali – conclusione

23 ottobre
Le autorità francesi, in Sudan e in Ciad, cominciano ad avere dei sospetti concreti sull’attività dell’AdZ. In Sudan, Rama Yade viene informata del rischio di un’imminente fuoriuscita di bambini verso la Francia. Gli ambasciatori a Khartoum e N’djamena ne vengono informati, ma nessuno collega l’AdZ alla “Children Rescue”.

25 ottobre
Sette membri dell’associazione, tre giornalisti (di cui uno presente a titolo privato) e sette membri spagnoli di un equipaggio d’aereo organizzato per l’operazione sono fermati e condotti ad Abéché, mentre stanno per partire diretti in Francia. 103 bambini erano già a bordo, bendati per farli sembrare feriti, e fatti salire sul Boeing spagnolo (affittato per 165mila euro) attraverso delle barriere montate sulle scalette affinchè nessuno potesse vedere dall’esterno chi montava sull’aereo.
Il bambino più piccolo aveva un anno, il più grande ne aveva 10.


26 ottobre
Il presidente del Ciad, Idriss Déby, accusa l’AdZ di aver perpetrato un “rapimento puro e semplice”. Si chiede ciò è stato fatto “per venderli, ucciderli o prenderne gli organi”.

A questo proposito, un collegamento terrificante viene proposto da alcuni media, in particolare dal Réseau Voltaire. L’AdZ avrebbe dei rapporti con Paris Biotech Santé, associazione tra università e enti di ricerca per lo sviluppo di applicazioni della ricerca medica. François Sarkozy, fratello del presidene francese, è membro del comitato di valutazione dell’ente.
Rispondendo alle accuse l’ente ha dichiarato che si tratta solo di un caso se il direttore aggiunto dell’associazione è anche, a titolo strettamente personale, segretario generale dell’Arche de Zoé.

Rama Yade giudica l’operazione condotta dall’AdZ “illegale ed irresponsabile”. Assicura che le autorità francesi hanno fatto tutto il possibile per impedire che i responsabili dell’operazione portassero a termine il loro progetto.

28 ottobre
Nicolas Sarkozy condanna, per la prima volta, l’operazione e la bolla come “illegale” e “inaccettabile”

29 ottobe
16 europei e due ciadiani sono incriminati per rapimento di bambini, estorsione o complicità negli stessi reati. Gli avvocati dell’AdZ denuciano la dimensione politica della questione e negano che ci sia stato un rapimento.

30 ottobre
I due ciadiani arrestati sono accusati di complicità in rapimento di minori. Per la prima volta il ministro degli esteri francese lascia intendere che la maggior parte dei bambini coinvolti non sono né orfani né originari del Darfour: sono bambini Ciadiani con genitori in Ciad.

La Francia condanna fortemente le azioni della ONG e afferma che i responsabili saranno giudicati per le loro azioni sul posto. Parigi chiede a Déby la liberazione dei tre giornalisti arrestati. La Spagna non condivide l’atteggiamento francese: è in disaccordo sulle accuse che pesano suoi suoi cittadini, sottolinea l’importanza della presunzione di innocenza e chiede la loro liberazione.

31 ottobre
Jacques Wilmart, un pilota belga che ha trasportato molti bambini tra la frontiera Ciad-Sudanese e Abéché è accusato di complicità in rapimento di minori. Si tratta della diciannovesima persona arrestata. Da canto suo, Nicolas Sarkozy incontra il suo omologo in Ciad e reitera la richiesta di liberazione in tempi rapidi dei giornalisti francesi.

1° novembre
Un’inchiesta condotta da alcune ONG e agenzie incaricate ufficialmente delle indagini – Unicef, Alto Commisariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ed il Comitato internazionale della Croce Rossa tra le altre – , conclude che almeno 85 dei 103 bambini “provengono da villagi della regione frontaliera tra Ciad e Sudan, situata tra le zone dell’Adré e della Tiné” (località distanti circa 200 km l’una dall’altra). Si precisa che “91 dei bambini hanno fatto riferimento ad ambienti famigliari costituiti da almeno un adulto che considerano un genitore non potendo quindi essere considerati orfani. Per la precisione, il 75% dei bambini ha entrambi i genitori, il 10% ha un genitore ancora in vita.
Per la prima volta dall’inizio dell’operazione il Ciad si augura di arrivare ad una soluzione per la liberazione dei giornalisti e del personale dell’aereo spagnoli.

2 novembre
Dopo che la giurisdizione è stata tolta alla sezione di Abéché, le 18 persone incarcerate vengono trasferite a bordo di un aereo militare a N’djamena . Hanno luogo i primi interrogatori.

4 novembre
Nicolas Sarkozy va in Ciad dove raccoglie i tre giornalisti francesi e le quattro hostess del’aereo spagnolo liberati in mattinata. Parigi e Madrid ringraziano il Ciad per “l’atteggiameno positivo”. Il governo francese si augura che anche i sei volontari francesi ancora incarcerati vengano giudicati in Francia.

6 novembre
Nicolas Sarkozy dichiara che si occuperà dei sei francesi in Ciad “qualunque cosa abbiano fatto”. Questi propositi creano una viva polemica a N’Djamena dove il ministro ciadiano della giustizia commenta che un rimpatrio ed un processo in Francia costituirebbero “un insulto al popolo ciadiano” mentre il presidente Déby dichiara risolutamente che “La giustizia verrà fatta in Ciad”.

11 novembre
I tre membri dell’equipaggio del Boeing 757 spagnolo che dovevano condurre in Francia i bambini dell’AdZ sono liberati. La loro scarcerazione è stata decisa a seguito di una “cordiale” conversazione tra Zapatero e Déby. Anche il pilota belga Jacques Wilmart, indagato per complicità con l’associazione AdZ, viene liberato.

Alla procura di Parigi vengono comunicati i dettagli sulla sparizione di 74 bambini prelevati dal Ciad e giunti all’aeroporto militare di Parigi il 17 settembre all’insaputa delle loro famiglie. L’Arche de Zoé pare estranea al fatto. Le indagini sono attualmente in corso.

13 novembre
Il Sudan irrompe nel caso AdZ. Rappresentanti diplomatici di Khartoum, ritenendosi ugulmente vittime del “furto di bambini”, fanno visita ai centotrè bambini coinvolti.
Il processo di identificazione dei bambini e le riunioni con le famiglie di appartenenza hanno inizio.

14 novembre
Le Canard enchainé pubblica una lettera di Eric Breteau, presidente della’AdZ, datata 13 luglio e indirizzata a Laurent Contini, consigliere di Kouchner per l’Africa. Eric Bretau parla chiaramente di una “operazione di evacuazione di orfani del Darfour”, all’interno di un “quadro strettamente legale” e fa riferimento ad un incontro tenuto con lo stesso Contini al Ministero il 4 luglio.

Violente manifestazioni d’ostilità alla Francia a N’Djamena: al grido di “Abbaso Sarkozy” e “la tratta dei neri è finita” più di mille persone, per lo più giovani, protestano contro le richieste del presidente francese.

27 novembre
Eric Breteau dà la sua versione dei fatti in una lettera inviata a France Info. “Contestiamo ogni accusa di rapimento, di traffici e di operzioni clandestine ed illegali, di pedofilia, di traffico d’organi e altri commenti calunniosi e privi di fondamento” dice indignato il presidente dell’associazione. Denunciando una “mascherata politico-mediatica destinata a mobilizzare l’opinione pubblica contro di noi e a sviare la giustizia nella ricerca della verità”. Breteau si oppone all’immagine dei bianchi ladri di bambini trasmessa all’opinione pubblica.

8 dicembre
I sei francesi detenuti iniziano uno sciopero della fame per denunciare un’inchiesta condotta, secondo loro, a senso unico.

12 dicembre
I 6 francesi dell’AdZ, i tre ciadiani e il sudanese sono condotti alla Corte Penale innanzi al giudice ciadiano incaricato dell’istruttoria. I francesi sono accusati di rapimento di minori in vista della compromissione del loro stato civile – ovvero per poi eliminare la loro identità e il conseguente status nazionale e di famiglia- e estorsione, reati per i quali erano già perseguiti, oltre che di falso in scrittura pubblica e frode.

21 dicembre
Il processo si apre a N’Djamena. Nel corso della prima udienza, Eric Breteau contesta le imputazioni che gli vengono mosse e incolpa gli intermediari locali di avere “mentito” presentando i bambini come orfani del Darfour. Il principale di questi intermediari riconoscerà, l’indomani di avere fatto passare una sessantina di bambini ciadiani come orfani del Darfour [V. dichiarazioni della Peleran]

24 dicembre
Dei genitori accusano i membri dell’associazione di avergli rubato i bambini. Davanti alla Corte, gli avvocati di 70 famiglie chiedono un risarcimento di un milione di euro per ognuno dei centotrè bambini “raccolti” dall’ONG. Durante l’udienza, l’infermiera e coimputata Nadia Merimi – unico membro dell’associazione ad avere sollevato dei dubbi su ciò che stava succedendo nel campo di cura- è trasportata fuori dall’aula dopo avere accusato un malore.

26 dicembre
Il procuratore generale chiede dai 7 agli 11 anni di lavori forzati per i sei francesi ed il proscioglimento di due responsabili del Ciad accusati di complicità, lasciando all’apprezzamento del giudice la pena da applicare ad un terzo ciadiano e ad un rifugiato sudanese. Eric Breteau, per cui l’avvocato chiede il proscioglimento, presenta, per la prima volta, le sue scuse alle famiglie dei bambini.

I sei francesi sono condannati a 8 anni di lavori forzati, i loro intermediari, un ciadiano e un sudanese ricevono una condanna ciascuno a quattro anni di carcere. Inoltre, questi otto, sono condannati in solido ad una pena pecuniaria di 6.5 milioni di euro per risarcire i bambini. Gli altri due imputati ciadiani vengono prosciolti. Parigi fa sapere immediatamente che domanderà alle autorità ciadiane il trasferimento in Francia dei sei connazionali conformemente all’articolo 29 dell’accordo bilaterale tra Ciad e Francia siglato nel 1976.

27 dicembre
La Francia invia ufficialmente alle autorità ciadiane una richiesta di trasferimento per i sei membri dell’AdZ, attualmente incarcerati a N’Djamena. Secondo l’avvocato dei francesi, Jean-Bernard Padaré, i condannati hanno intrapreso uno sciopero della fame totale, senza mangiare nè bere, in opposizione al verdetto.

28 dicembre
Dopo che la giustizia ciadiana ha accettato il trasferimento, i membri della ONG lasciano N’Djamena a bordo di un Boeing dell’Air Tchad appositamente diretto in Francia. Atterrano all’aeroporto di Bourget poco dopo le 21. La loro sorte, l’incarcerazione preceduta o meno da un ricovero ospedaliero in stato di carcerazione in funzione del loro stato di salute, dipenderà dal procuratore della Repubblica di Bobigny.

————————-
14 gennaio

Il procuratore di Créteil chiede una pena sostitutiva di 8 anni di carcere, non si tratta infatti di rifare il processo in base al principio di non ingerenza espresso nell’accordo bilaterale e questa appare l’unica possibile soluzione giuridica. Al contrario la difesa ha chiesto l’annullamento della pena sostenendo che la condanna sarebbe stata pronunciata da uno Stato non democratico.
Al momento del loro rimpatrio i sei francesi avevano tuttavia riconosciuto il carattere “definitivo ed esecutorio della pena ricevuta”.

Il tribunale si pronuncerà il 28 gennaio. Se seguirà la strada indicata dal procuratore, l’unica speranza per i membri dell’AdZ sarà la grazia del presidente ciadiano Déby, essendo tale potere interdetto, sempre in base alla convenzione, a Sarkozy.