Un’Arca di animali – prologo

28 aprile
In occasione della Giornata internazionale per il Darfour, l’Arche de Zoé annuncia in un comunicato di voler salvare “10.000 bambini del Dafour”. L’associazione propone a delle “familie di accoglienza” di “prendersi carico di un orfano di meno di cinque anni”. “Il diritto internazionale lo permette tanto quanto lo impone la morale”, dice il comunicato.

Vengono organizzate riunioni informative a Parigi e nei dintorni. Vengono coinvolte per lo più coppie giovani.

La giornalista di France3, Marie-Agnès Peleran, incuriosita dall’appello trovato navigando su internet, decide di partecipare dicendosi interessata ad accogliere un bambino e così riesce a filmare alcuni incontri. Eric Breteau si presenta formale, è molto carismatico e gioca sulle parole: “spiega che non si tratta di adozioni”, ma precisa anche, con aria di intesa, che l’associazione “ha contatti ai livelli più alti dello Stato”.
I filmati fatti dalla Peleran verranno trasmessi su France5, l’atmosfera degli incontri viene descritta “come simile a quella di una setta”, due sono gli elementi chiave: il carisma di Breteau e il convincimento che ci si trova in una situazione d’urgenza.


25 maggio
Il Ministro degli esteri francesi emette un primo avvertimento, e raccomanda la massima prudenza alle famiglie che entrano in contatto con l’AdZ.

Giugno
Viene reiterato l’avvertimento dal Ministero degli affari esteri.

Luglio
L’ACAI (Autorité Centrale pour l’Adoption Internationale) decide di trasmettere un segnalazione al Procuratore di Parigi. Viene assegnata un’inchiesta preliminare alla brigata di protezione dei minori. A due riprese Beteau viene personalmente ammonito.

In un’intervista Breteau insiste sulla necessità di una rapida evacuazione. Le questioni “amministrative” non lo interessano.

Probabilmente allertata da testimonianze di altre ONG in Darfour, Rama Yade, il segretario di stato francese per i diritti umani, incontra Breteau.

Agosto
Breteau viene convocato dalla Brigata per i minori. Nega di avere promesso che l’accoglienza possa trasformarsi in adozione.
Materiale informativo dell’associzione lo smentisce.

Settembre
Viene creato il “collettivo per le famiglie degli orfani del Darfour” (Cofod) per sostenere l’operazione dell’AdZ. Occorrono almeno mille famiglie perchè l’operazione possa funzionare, proclamano in un volantino (NB l’indicazione del costo di evacuazione di 1400 euro)

L’associazione si fa registrare a Abéché, nel Ciad orientale, sotto il nome di “Children Rescue”, permettendo in questo modo di giocare sulla confusione tra le due denominazioni. Ufficialmente la “Children Rescue” gestisce un centro di cura per i bambini vittime del conflitto in Darfour. Sostengono di avere l’approvazione dell’Alto Commisariato per i rifugiati dell’ONU e delle autorità Ciadiane.
L’ambasciata francese, accusata poi di essere stata al corrente di quanto stava accadendo, negherà dichiarando di avere fornito sostegno logistico alla Children Rescue non avendo colto il legame di questa con l’Arche de Zoé.

Secondo i membri dell’associazione i bambini gli vegono consegnati da capi-villaggio del Darfour e talvolta accompagnati al centro di Abaché dal pilota belga.

I filamati della Peleran, tuttavia, mostrano sì i capi-villaggio che portano dei bambini, ma anche degli adulti, per lo più madri, che vanno a riprendersi i figli o che vengono convinte a portarli ma poi, all’ultimo, non vogliono consegnarli. E si vede la giovanissima assistente e compagna di Breteau, Emilie Lelouch, che le sgrida e dice loro che non sanno prendersi cura dei loro figli quindi è meglio che li lascino lì.

Settembre-ottobre
Circa 1300 famiglie hanno aderito alla campagna dell’AdZ versando tra i 2.800 e i 6.00 euro l’una per ricevere in accoglienza un bambino. Gli assegni vengono subito incassati e alcune familie, allarmate, ne informano il ministero degli esteri.