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Spaghetti settemari

Perché settemari? Un po’ per un tributo ai Queen, un po’ perché gli ingredienti fanno fare un bel giro del mappamondo: si passa dalla Grecia, dalla Normandia, dallo Sri Lanka e via di seguito.
L’idea è nata dalla presenza di abbondanti confezioni di yogurt greco nel frigo e dal desiderio di non farle scadere. Un sapore un po’ insolito per l’acidulo dello yogurt che contrasta col dolce della mela, ma comunque un gusto delicato che ben si sposa con la pasta integrale e il pesce e dei colori che riconciliano con l’autunno.

Ah, la “schiumetta” in foto è un’aria allo yogurt e menta (un cucchiaio di yogurt, un cucchiaino di lecitina di soia, abbondante menta e latte sufficiente a raggiungere l’altezza necessaria per avviare per un minutino il minipimer nel bicchiere).
Suggerimenti per modifiche?

Spaghetti settemari

Ingredienti
350 gr di spaghetti integrali
300 gr di pesce misto (trota e salmone, totano e mazzancolle per me)
150 gr di yogurt greco
1/2 peperone rosso
1/2 peperone giallo
1 spicchio d’aglio
Rosamarino, erba cipollina, menta
1/2 mela golden
Pepe rosa
Scorza di limone
Calvados
2 bustine di tè limone e miele (del commercio equo solidale)

Procedimento
In una padella scaldare poco olio e farlo insaporire con uno spicchio d’aglio leggermente schiacciato e un paio di rametti di rosmarino.
Pelare i peperoni con l’aiuto di pelapatate e poi tagliarli a listarelle sottili. Fare appassire appena la julienne di peperoni nell’olio da cui si saranno scartate le spezie.
Tritare al coltello il pesce e aggiungerlo ai peperoni. Quando il pesce si sarà ben rosolato, flambare con un poco di calvados dopodiché aggiungere la mela tagliata a cubettini e spegnere. Aggiungere l’erba cipollina tagliuzzata e la scorza di limone grattugiata.
Fare bollire l’acqua per la pasta (circa due litri) e appena raggiunge il bollore spegnare e mettere in infusione per due minuti le bustine di tè, poi toglierle e riportare a bollore. Salare poco l’acqua e cuocere gli spaghetti al dente.
Nella padella col sugo versare la pasta e farla saltare a fiamma viva un minuto, aggiungendo un giro d’olio, infine versare il tutto in una terrina e aggiungere lo yogurt. Spolverare bene di pepe rosa (io lo pesto nel mortaio), aggiungere della menta sminuzzata e dare una bella mescolata prima di servire.

Schiaffoni alla zucca e porcini con capesante in granella di pistacchio

Ecco, sono nuova a queste esperienze e sono molto emozionata.
Con questa foto e con la relativa ricetta partecipo al concorso di Pasta Garofalo e Leiweb “La ricetta più golosa“.
La ricetta è nata un po’ per caso e un po’ per gioco. Volevo fare un primo con le capesante, avevo in casa della zucca e così ha cominciato a girarmi in testa una ricetta. Poi ho letto del concorso e ho deciso di raccogliere la sfida.
Non posso eliminare le spezie e le erbe dalle mie ricette e in questo caso mi sono concentrata molto sulla salvia e poi, per ravvivare l’arancione della zucca che si era un po’ spento per via dei funghi, G. mi ha suggerito l’idea dello zafferano.
Infine, io adoro le paste gratinate e così si è aggiunto un nuovo elemento e ho definito la scelta del formato di pasta più adatto.
Il pistacchio non dona solo colore, completa e rende armonioso il piatto e in conclusione ne sono molto soddisfatta.
Ovviamente la mia irma è stata imprescindibile per il set fotografico. Vorrei anche ringraziare la sua rigogliosissima felce per la comparizione sullo sfondo.
Spero che qualcuno provi la ricetta e mi dica com’è e come eventualmente migliorarla!

Schiaffoni alla zucca e porcini con capesante in granella di pistacchio

Ingredienti:

  • 500 gr. di schiaffoni
  • 700 gr. di zucca mantovana
  • 20 gr. di funghi porcini secchi
  • 250 gr. di capesante sgusciate
  • 70 gr di pistacchi spellati
  • tre fette di speck non troppo sottili
  • un uovo
  • un bicchiere di latte
  • una bustina di zafferano
  • tre scalogni
  • tre filetti di acciuga (facoltativi)
  • uno spicchio d’aglio
  • una decina di foglie di salvia
  • un peperoncino fresco

Procedimento

Mettere a mollo una bella manciata di funghi porcini essiccati in acqua calda.
Scaldare in un tegame un paio di cucchiai di olio, con un battuto di aglio, peperoncino fresco e abbondante salvia. Far sciogliere nel tegame le acciughe e poi aggiungere gli scalogni affettati finemente lasciandoli inbiondire.
Tagliare la polpa di zucca in cubetti e passarli nella farina prima di aggiungerli al soffritto. Dopo due minuti versare i funghi con un paio di mestoli della loro acqua di ammollo e poco dado. Lasciare cuocere una decina di minuti mescolando di tanto in tanto e aggiungendo ancora un po’ di acqua dei funghi e il  latte man mano che asciuga. Verificare che la zucca sia ben cotta e frullare. Rimettere sul fuoco la salsa aggiustando la densità che dovrà essere al’incirca quella di una besciamella fluida, verificare la sapidità e aggiungere una bustina di zafferano. Grattugiare un etto circa di gruviera e tenere da parte con circa metà delle capesante.

Accendere il forno a 220°. Cuocere gli schiaffoni al dente e nel frattempo preparare gli spiedini.
Spellare i pistacchi e tritarli grossolanamente al coltello insieme a 4-5 foglie di salvia. Sbattere bene un uovo in una ciotola e in un’altra versare del pan grattato. Infine, tagliare in tre ogni fetta di speck.
Passare una metà delle capesante nel pan grattato, poi nell’uovo e infine nella granella. Prendere degli stuzzicadenti e sistemare su ognuno due capesante intervallate con lo speck.
Oliare una teglia da forno.
Quando la pasta è cotta condirla con la salsa di zucca e funghi, aggiungere le capesante tenute da parte e il gruviera poi livellarla nella teglia. Sistemare a raggio gli spiedini, irrorare a filo con un olio extra vergine di oliva delicato e infornare a 220° per 10 minuti circa.
Servire senz’altri indugi.
🙂

Di case e gelati

Capita che io e sorella Intempestiva ci siamo trasferite. Sarebbe meglio dire che ci stiamo trasferendo – in quanto il trasloco è lento – però ormai viviamo in questo nuovo alloggio che racchiude mille promesse e che è aperta a tutti gli amici (sapevatelo!) e quindi si deve festeggiare.
Ieri sera allora – tra una corsa a cercare due guarnizioni per i flessibili del lavandino e una ricerca spasmodica della borsa ikea in cui si era spersa la mia brocca con le scale di misurazione – ho preparato una prima cena “come si deve”.
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Too much ego will kill you (?)

Non è per fare la disfattista, ma c’è una cosa che mi fa male.
Sono partita per il Romagnacamp dicendo che non credevo più nel barcamp come momento di aggregazione – riabbracciare nuovi amici e trovarne di nuovi – ma in realtà ero carica di grandi speranze.
Purtroppo sono tornata dal Romagnacamp molto triste.
O meglio, sono tornata felice perché ero con Giorgio e c’erano Mattia, Magda e Alessio e ho giocato come una bambina per due giorni.
Sono tornata, invece, profondamente ferita dalla maggior parte degli altri partecipanti.
Non intendo fare di tutte le erbe un fascio e vorrei in particolare mandare un abbraccio a Giovy, ma ho trovato un’aridità incredibile in molta gente.
Mi spingerò oltre e dirò che ho constatato una palese maleducazione in persone per cui nutrivo affetto e stima.
Non credo di essere una persona affascinante e non chiedevo una tribuna, ma se saluto una persona – soprattutto una che mi conosce – mi aspetto di essere ricambiata. Se sorrido, non lo faccio per adescare, quindi non vorrei vedere visi che rispondono voltandosi da un’altra parte e, per favore, se sto parlando con una blogstar ci sono, esisto, non sono così piccola da poter non essere notata quindi vorrei tanto non assistere più a scene di persone che arrivano ed interrompono la conversazione, magari si siedono al mio tavolo senza dire né buongiorno né buonasera, fanno i loro porci comodi e poi se ne vanno nuovamente senza salutare.
Informalità non significa maleducazione. Forse con la classe politica che abbiamo è facile perdere di vista certi concetti basilari, ma mi sembra che in Italia oggigiorno anche la blogsfera vada un po’ ripensata.